Pescatori di pensieri

Racconti da Modena: Arturo Ghinelli, un insegnante ora in pensione, ci racconta le esperienze della pesca dei pensieri un laboratorio stimolante organizzato da alcune maestre a Villanova e a Portile, due frazioni di Modena. L’augurio di Arturo è che questo laboratorio possa essere preso come esempio da tante altre scuole.

Da dove vengono i pensieri? Come sono fatti? Come possono essere raccontati agli altri?

Trenta maestre delle scuole primarie C. Menotti (frazione di Villanova) G.Rodari e M. L. King (frazione di Portile), insieme ad alcuni esperti, hanno organizzato azioni teatrali per accompagnare i bambini a riflettere sul proprio mondo interiore fatto di riflessioni, idee, sentimenti ed emozioni.

Il punto di partenza del percorso teatrale è stato il racconto “I pescatori pazzi” di Pinin Carpi.

Come ha scritto l’Assessore Adriana Querzè nell’introduzione:

  • I bambini hanno subito abboccato ,facendosi loro stessi pesci irresistibilmente attratti dall’esca golosa di quel gioco surreale nel quale il linguaggio-provate a pescare i pensieri-si presenta come primo e principale strumento di gioco;
  • I bambini sono diventati “pescatori di pensieri” entrando immediatamente nel gioco del far finta.”Io ero il pescatore”, ”Io ero il pensatore”;
  • I bambini pescatori hanno preparato con cura gli attrezzi necessari: canne da pesca, lenze e soprattutto esche, adatte ai differenti pensieri da pescare;
  • I bambini pensatori si sono concentrati sui loro pensieri indagando dove essi si producono.

I bambini hanno colto la natura multiforme dei pensieri e ciò li ha indotti a collocare il luogo d’origine dei pensieri stessi in diverse parti del corpo. Ci sono quindi pensieri di cuore, di pancia, di cervello, di mano e questi ultimi sanno spesso di rabbia e di botte.

Tutto questo è solo un gioco? Sì è solo il gioco della consapevolezza di sé e dell’ascolto dell’altro.

Ma c’è tanta metacognizione nel gioco bizzarro del pescare i pensieri altrui: c’è l’attenzione a come funziona la nostra mente, a quali immagini abbiamo del modo in cui impariamo e ragioniamo.

Da spettatore esterno devo dire che la produzione dei bambini che mi è piaciuta di più sono stati i disegni del corpo umano con i luoghi di origine dei pensieri. Del resto l’obiettivo di questo percorso teatrale non era la messa in scena di un classico spettacolo recitato dai bambini, perché come ha ricordato Magda, che ha condotto il lavoro con i ragazzi, “i bambini non sono attori”. Il testo di Pinin Carpi è stato solo l’immagine su cui si è lavorato: “i bambini hanno portato da casa le canne da pesca, hanno costruito la barca con le sedie di scuola e si sono fatti le esche con la carta colorata, hanno scelto il linguaggio silenzioso per lavorare insieme. Non importa che i bambini imparino a memoria le battute da interpretare, hanno lavorato su un canovaccio dal testo. Stavano al gioco, erano lì e stavano credendo alla storia che avevano costruito insieme, improvvisando, facendo riferimento al vissuto personale”.

I bambini sono stati dei perfetti narratori perché, come ha ricordato Stefano, un altro organizzatore “La parola orale come narrazione è una forma di creazione”. “La cattura del pesce, nel racconto del pescatore, non altera solo le dimensioni del pesce, ricrea l’atmosfera, i sentimenti…è così che nascono i miti!”.

Arturo Ghinelli

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