Nella nebbia fitta la scuola è una culla di sogni

Luoghi comuni, Lombardia (foto di G_Malaussene)Spesso si pensa che la campagna offra meno opportunità rispetto alla città, ma ci sono esperienze e ritmi che offrono stimoli diversi e inaccessibili al mondo urbano. La scuola e i maestri hanno un ruolo centrale nel fare in modo che questi stimoli vengano colti. Pubblichiamo un contributo dalla campagna di Crema. Si tratta di una testimonianza del mestro, giornalista e scrittore Alex Corlazzoli.

Il comune, la chiesa, l’osteria e la scuola. Sono i luoghi che tratteggiano la scenografia della campagna. Da me, qui in pianura padana, nei paesi dove insegno non c’è un teatro dove portare i bambini a vedere Goldoni o Shakespeare; non c’è una sala cinematografica e nemmeno una libreria. Non ci sono musei, mostre, esposizioni. I miei alunni a 10 anni spesso non hanno mai preso un treno, una metropolitana.

Siamo a meno di cinquanta chilometri da Milano ma la grande metropoli è più lontana di quanto si possa immaginare. Per qualcuno resta nell’immaginario: si cresce sentendo parlare del Duomo, del Castello sforzesco, della Milano dei colletti bianchi.

E’ un altro mondo qui in pianura: è quello dell’ “Albero degli zoccoli” di Ermanno Olmi dove al maestre, al dutùr e l’pret restano anche nel 2000 persone a cui chiedere consiglio, uomini che hanno studiato. La vita dei miei alunni si svolge tra lo sferragliare delle industrie, il rumore del motore dei trattori che lentamente attraversano le nostre strade, il grugnito dei maiali che a ogni San Martino vengono portati al macello e il gallo che in certe mattine riesci ancora a sentire. Li vedi arrivare a scuola da soli, a piedi, con la cartella sulle spalle o sui suv dei piccoli proprietari terrieri.

Oppure con lo scuolabus giallo. Gianni, l’autista, ogni giorno percorre le tappe tra le cascine: Ronchi, Fiorita, Cantarana. Nomi che evocano misteriosi racconti che solo i nonni ormai conoscono. Gli abitanti di questi luoghi ormai dimenticati da chi è sempre vissuto in pianura, sono i figli dei nuovi mungitori: volti dalla carnagione scura, uomini con turbanti gialli e blu arrivati dalle pianure del Punjab. La classe ha cambiato fisionomia nel giro di pochi anni: Giovanni è seduto accanto a Bairam, Marco è il compagno di banco di Harinder, Jessica è la miglior amica di Indira. Si va a scuola e a catechismo, a messa, alla partita di pallone. La vita è scandita dai luoghi della pianura: la classe, l’oratorio, la chiesa, il campo.

E’ il ritmo lento e incantato di chi è nato in campagna. S’impara a seguire le stagioni, le tradizioni che ancora segnano l’identità di questa terra. La scuola è il piccolo grande mondo: è lì che si cullano i sogni dei nostri ragazzi. E’ in classe che il figlio del contadino con il suv siede accanto al figlio del mungitore arrivato dall’India. Gomito a gomito imparano a crescere in una terra che è cambiata. La scuola è la palestra di vita in pianura: in quelle classi, con i banchi qualche volta ancora di legno con i cuori e i nomi incisi sotto; con poche lavagne multimediali ma l’ardesia che fa da protagonista; si insegna ancora a diventare grandi, si decide se dare a Marco la possibilità di realizzare il suo sogno di diventare un bravo medico o a Simi l’opportunità un giorno di tornare in India a fare l’ingegnere. 

Alex Corlazzoli

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