Conoscere per accogliere

Pubblichiamo un articolo di Giulietta Poli, insegnante e referente per l’intercultura e l’accoglienza della scuola primaria Giovanni XXIII, VII Istituto Comprensivo di Padova, all’epoca coinvolto nelle vicende di via Anelli. Da anni si occupa professionalmente e come cittadina attiva di accoglienza e “prima alfabetizzazione” in italiano di alunni “stranieri”, di educazione interculturale e di diritti dei minori. Per 12 anni è stata responsabile del progetto che viene raccontato nell’articolo sottostante: “Conoscere per accogliere”.

L’articolo è stato pubblicato sul numero 55 della rivista di educazione interculturale “Strumenti Cres” (Manitese, Novembre/Dicembre 2010). La foto di copertina è di dadevoti.

La legislazione vigente in materia d’immigrazione, la nostra Carta Costituzionale e i principi sanciti da varie Dichiarazioni internazionali (Convenzione sui diritti dell’Infanzia del 1989 in primis) sanciscono l’assoluta priorità della tutela dei minori. Anche due interessanti ed esaustivi documenti emanati dal Ministero dell’Istruzione ribadiscono questa priorità: le “Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri” e “La via italiana per la scuola interculturale e l’integrazione degli alunni stranieri”.

Da molti anni ormai ci siamo attrezzati per affrontare la questione immigrazione nelle scuole. All’inizio abbiamo affrontato l’inserimento di tanti alunni migranti, spesso alloglotti (non italofoni), talvolta analfabeti o semianalfabeti anche nella madre lingua.

Poi la situazione è cambiata e si è caratterizzata per una forte presenza di bambini nati e cresciuti in Italia, “stranieri” solo di nome ai quali è tuttora negato un vero diritto alla cittadinanza per la vetusta legislazione italiana. Moltissimi insegnanti, specie nella scuola primaria, hanno risposto formandosi in glottodidattica per l’insegnamento dell’italiano come Lingua 2 e organizzando laboratori linguistici e interventi di mediazione culturale.

Nel VII Istituto Comprensivo San Camillo di Padova è stato attivato un “Progetto accoglienza e alfabetizzazione per alunni stranieri e nomadi” da oltre dieci anni. Personalmente ho messo in discussione svariate parole: “straniero” che sostituirei con “migrante”; “nomadi” e “zingari” che rimpiazzerei con i termini di appartenenza propri di ognuna comunità, tipo “rom” o “sinti”; “integrazione”, diventato sinonimo di assimilazione, di omologazione; “tolleranza” che ha assunto nella realtà il significato di “sopportazione”; “clandestino”, una mera situazione anagrafica, una condizione esistenziale oggi equivalente all’essere imputato di un reato; “alfabetizzazione”, una sorta di sbadataggine lessicale che dovrebbe esser correttamente riferita solo a chi è realmente analfabeta e non a chi già alfabetizzato in una lingua diversa da quella del paese ospitante.

Il VII Istituto di Padova consta di quattro scuole primarie e tre scuole secondarie situate prevalentemente nella periferia del quartiere est che è caratterizzato da una forte concentrazione di famiglie migranti residenti.
Siamo stati pionieri alla fine degli anni ’90 di “Conoscere per accogliere”, un progetto pilota a livello cittadino che aveva individuato tre istituzioni scolastiche polo proprio per la loro collocazione in zone a forte presenza migratoria. In seguito il progetto si è strutturato coprendo tutto il territorio comunale con la costituzione di reti prima tra Direzioni Didattiche e Scuole medie a esse contigue e ora fra i quattordici Istituti Comprensivi della città che contano circa 80 realtà scolastiche della fascia dell’obbligo.

Ogni anno scolastico viene stipulata una convenzione fra il Comune di Padova e le Scuole Primarie e Secondarie di I grado Statali di Padova. Il Comune sostiene il percorso fornendo alle scuole pacchetti di Mediazione Culturale con personale qualificato madrelingua per supportare gli alunni neo arrivati nella fase d’inserimento. Può accadere che inconsapevolmente la presenza dei MC non sia utilizzata in maniera corretta; è bene ribadire che i MC non sono dei traduttori, non hanno un ruolo di puro interpretariato, non sono insegnanti d’italiano e nemmeno insegnanti di sostegno. I MC si devono occupare di attività di supporto didattico ed educativo con gli alunni presi in carico limitatamente al periodo d’accoglienza e di corretto inserimento, che è variabile secondo le aree di provenienza, e collaborano nella gestione dei rapporti scuola-famiglia.

“Conoscere per accogliere” si realizza attraverso quattro macro obiettivi fondamentali:

  1. Offrire un sostegno linguistico agli alunni, neo-arrivati e non, che non conoscono la lingua italiana o che non hanno una sufficiente competenza per seguire le attività proposte in classe.
  2. Facilitare la conoscenza dell’ambiente scolastico di accoglienza sia da parte dell’alunno che di suoi familiari.
  3. Facilitare il rispetto reciproco valorizzando il bilinguismo degli alunni immigrati, rilevando la ricchezza della situazione bilingue della classe.
  4. Favorire l’accoglienza e l’inserimento degli allievi migranti nelle scuole assicurando la comprensione di alcune regole e caratteristiche culturali e organizzative della nostra cultura.

L’inserimento degli alunni migranti nelle varie scuole dell’Istituto avviene seguendo un Protocollo d’accoglienza, un documento che stabilisce tappe, tempi e modi d’inserimento dell’alunno neo arrivato, partendo dal personale ATA al momento dell’iscrizione allo sportello sino alla classe di appartenenza. Prima dell’inserimento definitivo alla classe di destinazione e dopo l’iscrizione in ufficio segreteria la prima conoscenza si articola attraverso un incontro con i genitori e un colloquio con il bambino gestito da un insegnante incaricato. Utilizzando gli strumenti a sua disposizione, ivi comprese schede comunicative multilingue facilmente scaricabili dai numerosi siti tematici, l’insegnante accogliente raccoglie (compilando un apposito foglio notizie da noi elaborato) informazioni sulla vita personale, familiare e scolastica pregressa dell’alunno neo arrivato. Quando possibile l’insegnante referente per l’accoglienza, che si occupa anche della facilitazione Linguistica e cioè la scrivente, sottopone il bambino a semplici prove d’ingresso per individuarne abilità e competenze.

C’è da dire però che i test d’ingresso non sempre sono funzionali; danno, per esempio, per scontato che il ragazzino sappia leggere, cosa non sempre ovvia; che conosca il nostro codice alfabetico, di solito improbabile per molti. Generalmente non mettono il bambino a suo agio, perché prevedono compilazioni o risposte a tempo che possono metterlo in ansia. Spesso, disorientati, i bambini rivolgono disperate occhiate interrogative a chi li accompagna in cerca di una risposta. Capita che il genitore a volte si sostituisca al figlio in difficoltà, suggerendo la risposta o traducendola nella propria lingua con il comprensibile intento di dare una buona impressione, ma invalidando così l’utilità della prova proposta.

Fra la prova e l’effettivo inserimento in classe del nuovo alunno passano alcuni giorni per consentire al team docente di preparare la classe al nuovo inserimento e per organizzarsi nel reperimento dei materiali didattici necessari per una programmazione individualizzata. Agli alunni neo inseriti della primaria è fornito dal Progetto un testo di prima alfabetizzazione nella lingua italiana.

Mi preme precisare che la normativa consiglia l’iscrizione alla classe corrispondente all’età anagrafica dell’alunno, con la specifica di un anno, in più o in meno, di differenza al massimo. Sono da tenere in considerazione le eventuali certificazioni esibite sugli studi effettuati nel paese d’origine e l’ordinamento scolastico di alcuni dei paesi di provenienza dei nostri nuovi alunni (e cito come esempi la Romania, la Moldavia e la Cina) nei quali la frequenza della scuola primaria inizia un anno dopo, a volte addirittura due, rispetto ai loro coetanei italiani. È pertanto inutile e di poco buon senso penalizzare ulteriormente questi ragazzi iscrivendoli a una classe di molto inferiore alla loro età.

Questa corretta norma d’inserimento può rivelarsi utile anche per evitare un’eventuale evasione dell’obbligo (che è legato all’età anagrafica e non alla classe frequentata), con conseguente dispersione scolastica; queste eventualità potrebbero riguardare alcuni gruppi etnici “a rischio”, come i cinesi o i ragazzi provenienti da popolazioni “zingare”, oppure gli ormai numerosi minori non accompagnati (prevalentemente romeni, albanesi, maghrebini, afgani) che, oltre a ritrovarsi con un
percorso non concluso, al di fuori della tutela dell’ambiente scolastico, potrebbero essere facili prede della tratta o del crimine organizzato o della piaga del lavoro minorile (in Italia si contano almeno 150.000 casi e per lo più trattasi di minori stranieri).

Gli alunni alloglotti sono inseriti in laboratori linguistici per età e per livello, gestiti dalla scrivente in qualità di facilitatrice linguistica o in orario aggiuntivo da insegnanti formati ad hoc e retribuiti con i finanziamenti stanziati dal Comune di Padova nell’ambito del progetto in rete. I finanziamenti da parte del MIUR ai sensi dell’art 9 del Contratto Nazionale e destinati per interventi in orario aggiuntivo alle scuole situate in zone a forte presenza migratoria languono; gli stanziamenti soffrono di ritardi cronici imperdonabili.

Non siamo pagati (poco!) per fare miracoli, ma nelle nostre scuole nessun bambino è “straniero”, nessun bambino è “clandestino”; è solo un alunno, magari con bisogni speciali, che deve avere le stesse opportunità e le stesse tutele di chi ha avuto, non per sua scelta, la buona sorte di nascere sulla sponda nord del Mediterraneo.

Un minore non è un punto di vista e che proprio per il suo essere bambino non dovrà solo essere accolto o “salvato”, ma dovrà divenire figlio, nipote, alunno di noi tutti, adulti timorosi e prevenuti. E dovrà avere accesso, senza reticenze o vincolo alcuno, a tutte le forme di tutela possibili, qui e altrove.

Noi, Operatori della Conoscenza, ripeteremo con determinazione assoluta l’assioma della maestra cinese che ha dato il titolo all’omonimo bel film: ”NON UNO DI MENO!” I nostri nuovi allievi, futuri cittadini, ancorché con nomi un po’ strani, sono uguali ai loro compagni di banco italiani.

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