Quando lavorare l’argilla significa narrare

Pubblichiamo la testimonianza di Andrea Sola, laureato in filosofia a Venezia, che è riuscito a crearsi a Mestre uno spazio di ricerca e di attività didattiche nel settore delle arti applicate. I suoi laboratori si concentrano nelle tecniche pittoriche e nella lavorazione del vetro e della ceramica. Limmagine in home è tratta dalla prima uscita dell’attività del “dopoNONscuola” al Forte Marghera. Andrea Sola parteciperà insieme a Don Luca Biancafior e tanti altri alla festa finale de La Prima Scuola al CSO Rivolta di Marghera.

Mi occupo di ceramica a livello professionale dedicandomi prevalentemente all’aspetto didattico e da circa dieci anni approfondisco le sue applicazioni in ambito pedagogico. I laboratori che sperimento in contesti scolastici ed extra scolastici, che ho chiamato “Il gesto e la parola”, vogliono avvicinare i bambini al mezzo espressivo estetico attraverso la strada della narrazione (anche autobiografica) per immagini.

I bambini vengono invitati a elaborare, individualmente o collettivamente, racconti reali o di fantasia che poi traducono in figure con la pittura e la modellazione con l’argilla.

Nella mia esperienza, l’utilizzo dell’argilla si è rivelato essere uno strumento ricchissimo di potenzialità da molteplici punti di vista: l’atto del plasmare è così coinvolgente per i bambini di tutte le età che sembra rispondere ad un bisogno primordiale. La ricchezza di stimoli e sfide che suscita la modellazione la fa essere un po’ il simbolo della manualità: si passa quasi impercettibilmente dal puro piacere della manipolazione senza rappresentazione alla costruzione complessa e sottoposta a regole.

I laboratori si basano sull’interazione di diverse modalità espressive all’interno di un’unica esperienza comunicativa: la narrazione con parole, la rappresentazione per immagini pittoriche e plastiche, l’uso degli strumenti audiovisivi per la registrazione delle voci narranti e delle opere realizzate non sono fasi di lavoro staccate e successive, ma piani di espressione e comunicazione che si supportano e si valorizzano reciprocamente, facendo emergere l’individualità di ognuno. 

In questi laboratori viene infatti impiegato regolarmente l’utilizzo di mezzi multimediali per la raccolta e la sistematizzazione dei materiali prodotti, che vengono opportunamente registrati e documentati con mezzi fotografici e video e montati in filmati poi riprodotti e distribuiti a tutti i partecipanti a conclusione del percorso. 

La pratica della documentazione audio e video che, quando è possibile, viene realizzata coinvolgendo i bambini stessi anche nelle fasi del montaggio, è funzionale all’obiettivo di concentrarsi sul percorso creativo: è una forma di rafforzamento dell’identità attraverso il riconoscimento del proprio operato in un oggetto permanente

Le videostorie così prodotte sono, insieme, un momento di auto-rispecchiamento e una testimonianza del percorso personale svolto da ciascun bambino; rendono inoltre praticabili forme di condivisione e socializzazione delle esperienze.

L’elaborazione delle narrazioni attraverso le immagini comporta una  presa di coscienza dell’importanza della componente figurativa nella descrizione della realtà. L’uso delle immagini consente di superare le frequenti difficoltà nell’utilizzo dell’espressione verbale nella narrazione di eventi emotivamente importanti. E’ noto come l’espressione plastica e quella pittorica riescano a liberare stati interni che altrimenti non riuscirebbero ad essere verbalizzati: questa caratteristica può essere impiegata, senza finalità esplicitamente terapeutiche, in contesti in cui l’obiettivo sia quello dello sviluppo della comunicazione, intesa sia come  stimolo all’espressione e al racconto di sé, sia come socializzazione delle esperienze individuali. Ho spesso potuto verificare come il mezzo espressivo utilizzato condizioni i contenuti, ad esempio, del ricordo autobiografico stesso: una singola esperienza, sopratutto se emotivamente coinvolgente, può spesso trovare una via di comunicazione attraverso la rappresentazione per immagini (particolarmente con l’argilla) e rimanere invece assolutamente invisibile se ci si limita alla parola.

Ho condotto diversi laboratori di questo genere nei centri di prima accoglienza e nelle scuole di italiano per stranieri e ho potuto constatare come l’utilizzo della narrazione per immagini sia un mezzo particolarmente adatto per facilitare la comunicazione in  gruppi multilinguistici: l’ostacolo della lingua non è più sentito come tale, vista la universalità del linguaggio figurativo. 

In generale, l’accostamento di linguaggi espressivi diversi va contro l’abitudine a pensare alle cose traducendo il loro contenuto emotivo e conoscitivo in concetti intellettuali che sono univoci, rigidi, non ambigui. Le visioni delle esperienze che formiamo nella nostra mente vengono gradualmente espulse dal nostro orizzonte: quanto più si procede con l’età tanto più la pratica estetica-immaginativa viene accantonata e delegittimata, riducendola ad una attività marginale, slegata da qualsiasi relazione con le altre pratiche intellettive. Si tratta quindi di aiutare i bambini a tradurre in immagini esperienze interiori come le emozioni, i ricordi, i sogni, le visioni.

In ambito scolastico questo modo di procedere potrebbe essere uno stimolo al superamento delle rigide divisioni tra materie letterarie ed artistiche cui siamo purtroppo abituati.

In linea con questa pratica pedagogica si sta formando un gruppo di giovani educatori con i quali a partire da quest’anno stiamo dando vita a diverse iniziative che si affiancano alla conduzione di singoli laboratori  e cercano di proporre delle attività più articolate basate sugli stessi principi-guida delle esperienze con i materiali dell’arte: non imporre le attività e rendere centrale la modalità dell’apprendimento ludico, partire dagli interessi dei bambini e rispettare le diversità dei singoli, gratificare l’impegno ma astenersi da giudizi di valore, favorire un clima di collaborazione che superi le difficoltà della convivenza.

I centri estivi e il dopononscuola, un’attività pomeridiana che si svolge durante la stagione scolastica, vogliono offrire alle famiglie l’opportunità di far vivere ai bambini una esperienza di socialità diversa da quelle usuali, basata sull’accoglienza dei bambini in uno spazio a loro dedicato. Le varie attività non sono finalizzate a priori (non una serie di “corsi” o laboratori specifici), ma vogliono lasciare ai bambini la possibilità di sviluppare liberamente i loro interessi, offrendo loro un’ ampia serie di alternative possibili. 

L’attività si svolge a Mestre nel laboratorio del CENTRO PANDORA situato all’interno del parco cittadino di Forte Marghera, acquisito dal Comune dopo un lungo periodo di abbandono, uno spazio che vorremmo contribuire a mantenere con  finalità di carattere sociale, aperte alla pubblica fruizione. 

Crediamo che per i bambini sia importante poter avere a disposizione uno spazio da sentire come proprio, dove potersi ritrovarsi anche solo per il gusto di stare insieme, in cui lasciare e ritrovare le cose che hanno fatto, gli strumenti che hanno imparato ad utilizzare, insomma tutte le tracce materiali e spirituali del loro impegno giocoso.

 All’ impegno diretto nelle pratiche educative mi sono proposto di affiancare un lavoro di documentazione ed archiviazione delle diverse esperienze di educazione libertaria e delle pratiche educative alternative che si stanno svolgendo in Italia ed all’estero. Realizzo, quando possibile, dei documentari e raccolgo materiali e testimonianze in un sito – www.educareallaliberta.org –  aperto alla discussione ed alla collaborazione di tutti gli interessati alla diffusione di materiali, notizie, riflessioni ed esperienze.

 

Andrea Sola

Altri esempi di videostorie:

http://www.artandcraft.org/pandora/ita/gestoeparola2.htm

Per i documentari:

http://www.educareallaliberta.org/category/video-di-a-sola/

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4 risposte a “Quando lavorare l’argilla significa narrare

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